Il nuovo statuto dei Lavoratori. Giovedì la presentazione a Bussero
Non c'è buon lavoro senza diritti.
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sabato 4 giugno 2016
martedì 21 ottobre 2014
venerdì 13 aprile 2012
LA RIFORMA DEL LAVORO
Il governo scarica sul lavoro
I COSTI DELLA SPECULAZIONE
Senza una definizione di quali motivi economici siano legittimi (crisi aziendale, di mercato, ecc.) si apre la strada a licenziamenti per qualsiasi motivo attenga l’attività dell’impresa: anche per aumentare i profitti...
Si allarga, inoltre, la possibilità di licenziare per motivi disciplinari.
Non è il tanto decantato modello tedesco.
Per il governo Monti, l’Italia è in crisi a causa delle pensioni e della tutela del posto di lavoro e non per il dissesto causato dalle speculazioni delle banche, per le de-localizzazioni all’estero delle produzioni, per la mancanza di investimenti
da parte delle imprese e dello Stato.
Parlano di rigidità del mercato di lavoro quando ci sono milioni di precari, soprattutto giovani, e ci sono 2 milioni di loro che non studiano e non lavorano; parlano di rigidità nei licenziamenti quando nel 2011 i licenziati sono stati 2 milioni e altrettanti nel 2010.
Con una riforma delle pensioni devastante soprattutto per operai, donne e lavoratori in mobilità e con la maggiore libertà nei licenziamenti si pensa di far uscire dalla crisi un Paese che non cresce da vent’anni.
Poco o nulla è stato chiesto a coloro che si sono arricchiti con le attività finanziarie e hanno accumulato grandi patrimoni.
Nessun provvedimento è stato preso per la crescita del Paese.
L’iniziativa della Cgil è stata un argine alle politiche antipopolari del Governo Berlusconi e di quello di Monti. Il parziale passo indietro del governo Monti è merito suo. Ma nessun grande partito ha sostenuto la sua iniziativa fino in fondo e il risultato non è quello sperato dai lavoratori.
Manca da tempo UN PARTITO DELLA SINISTRA IN PARLAMENTO che sostenga i lavoratori nelle loro giuste battaglie per giustizia sociale, la solidarietà e il progresso civile ed economico.
E’ necessario convocare le elezioni politiche generali e far decidere al nuovo Parlamento politiche economiche e sociali condivise dai cittadini.
Non ci sono motivazioni per la prosecuzione di questo Governo. Sosteniamo le prossime mobilitazioni e stiamo vicini ai cittadini che saranno sempre più colpiti dalla crisi e dagli effetti delle scelte del Governo.
I COSTI DELLA SPECULAZIONE
Senza una definizione di quali motivi economici siano legittimi (crisi aziendale, di mercato, ecc.) si apre la strada a licenziamenti per qualsiasi motivo attenga l’attività dell’impresa: anche per aumentare i profitti...
Si allarga, inoltre, la possibilità di licenziare per motivi disciplinari.
Non è il tanto decantato modello tedesco.
Per il governo Monti, l’Italia è in crisi a causa delle pensioni e della tutela del posto di lavoro e non per il dissesto causato dalle speculazioni delle banche, per le de-localizzazioni all’estero delle produzioni, per la mancanza di investimenti
da parte delle imprese e dello Stato.
Parlano di rigidità del mercato di lavoro quando ci sono milioni di precari, soprattutto giovani, e ci sono 2 milioni di loro che non studiano e non lavorano; parlano di rigidità nei licenziamenti quando nel 2011 i licenziati sono stati 2 milioni e altrettanti nel 2010.
Con una riforma delle pensioni devastante soprattutto per operai, donne e lavoratori in mobilità e con la maggiore libertà nei licenziamenti si pensa di far uscire dalla crisi un Paese che non cresce da vent’anni.
Poco o nulla è stato chiesto a coloro che si sono arricchiti con le attività finanziarie e hanno accumulato grandi patrimoni.
Nessun provvedimento è stato preso per la crescita del Paese.
L’iniziativa della Cgil è stata un argine alle politiche antipopolari del Governo Berlusconi e di quello di Monti. Il parziale passo indietro del governo Monti è merito suo. Ma nessun grande partito ha sostenuto la sua iniziativa fino in fondo e il risultato non è quello sperato dai lavoratori.
Manca da tempo UN PARTITO DELLA SINISTRA IN PARLAMENTO che sostenga i lavoratori nelle loro giuste battaglie per giustizia sociale, la solidarietà e il progresso civile ed economico.
E’ necessario convocare le elezioni politiche generali e far decidere al nuovo Parlamento politiche economiche e sociali condivise dai cittadini.
Non ci sono motivazioni per la prosecuzione di questo Governo. Sosteniamo le prossime mobilitazioni e stiamo vicini ai cittadini che saranno sempre più colpiti dalla crisi e dagli effetti delle scelte del Governo.
venerdì 3 febbraio 2012
LAVORO, VOGLIAMO UN MERCATO NORMALE
Susanna Camusso Segretaria della CGIL
a Servizio Pubblico del 2 Febbraio 2012
domenica 1 maggio 2011
IL LAVORO A BUSSERO ... e dintorni
LA CENTRALITÀ DEL LAVORO, LO SCIOPERO DELLA CGIL CONTRO LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO, LE INIZIATIVE LOCALI PER L'OCCUPAZIONE.
Cambiare si può e cambiare si deve, non può essere sempre e tutto sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati, si può uscire da questa crisi difendendo i diritti, imponendo una politica sociale ed economica più giusta, è indispensabile fermare il degrado e il declino del Paese.

domenica 23 gennaio 2011
28 GENNAIO CON I LAVORATORI
Il 28 Gennaio 2011 in Piazza con la Fiom
a Sostegno dello sciopero generale dei Metalmeccanici della CGIL
L’accordo sindacale separato di Mirafiori, imposto con un diktat dalla Fiat di Marchionne ha rappresentato un avvenimento di straordinaria gravità, perché dietro il paravento degli investimenti e del rilancio produttivo per assicurare l’occupazione si nasconde l’obiettivo di abolire per sempre il contratto nazionale e la rappresentanza sindacale liberamente eletta dai lavoratori.
I firmatari hanno immaginato l’uscita dalla crisi, fidando su un piano industriale mai esplicitato da Marchionne e in continuità con una deriva che affida la ripresa all’afflusso di capitali esteri, attratti dalla prospettiva di bassi salari e di definitiva estromissione dei diritti dai luoghi di lavoro.
In queste condizioni è assolutamente falso che il lavoro sia la condizione per il riconoscimento dei diritti, ma esattamente il contrario e cioè che il lavoro è possibile solo in presenza della rinuncia alla dignità e alla cittadinanza, con il corollario che la democrazia si debba fermare fuori i luoghi di lavoro.
Tutti noi dobbiamo essere grati alle lavoratrici e ai lavoratori di Mirafiori, che hanno votato no, ma anche a tanti che hanno detto si che con coraggio e dignità hanno di fatto bocciato l'accordo. Si tratta di un racconto sociale alternativo che non può più essere ignorato o restare privo di rappresentanza politica. Per tali ragioni ritieniamo che abbia fatto bene la Fiom a non firmare l’accordo e la CGIL a sostenere questa posizione e lo sciopero che la Fiom ha indetto per il 28 gennaio prossimo.
Noi parteciperemo allo sciopero e ritieniamo che tutte le forze politiche del centrosinistra debbano avanzare una posizione unitaria in tutte le sedi istituzionali, affinché i temi della politica industriale, in particolare nei settori ad alto investimento tecnologico e basso consumo energetico, siano affrontati in una prospettiva nazionale, a partire dal nodo della mobilità e in discontinuità da parte della Fiat con atteggiamenti che a suo tempo hanno fatto fallire il progetto della mobilità sostenibile e del rilancio produttivo di Arese.
Allo stesso modo devono essere affrontati e risolti i nodi della democrazia e della rappresentanza nei luoghi di lavoro, rispetto ai quali occorre ricercare soluzioni che devono consentire la possibilità di definire contratti, accordi e intese in presenza di un esplicito mandato e, contestualmente, la possibilità di validarne l’esito mediante il voto di tutte le lavoratrici e i lavoratori interessati.
venerdì 15 ottobre 2010
MANIFESTAZIONE PER DIRITTI, DEMOCRAZIA, LEGALITA', CONTRATTO
IL LAVORO
E' UN BENE COMUNE
E' UN BENE COMUNE
Pomigliano va ben oltre Pomigliano: quello che hanno tentato di far passare nello stabilimento campano è ciò che stanno cercando di imporre nel paese.
Ci vogliono tutte e tutti precari, ricattabili.
Vogliono lavoratori senza diritti.
Vogliono cittadini senza voce.
Vogliono comandare, non governare.
Vogliono distruggere tutto ciò che è pubblico, a partire dalla scuola.
Sostengono che "la sicurezza sul lavoro è un lusso che non ci possiamo permettere", lo stesso pensano della democrazia.
Oggi è il momento di scegliere, di schierarsi.
"Il lavoro è un bene comune: diritti, democrazia, legalità, contratto": sono le parole chiave della manifestazione promossa dalla Fiom-CGIL per il 16 ottobre a Roma.
Sono anche le nostre parole e ci sentiamo uniti a chi quotidianamente si batte contro l'ingiustizia nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nei quartieri.
SI AI DIRITTI
NO AI RICATTI
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