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lunedì 23 ottobre 2017

REFERENDUM INUTILE

L’articolo 116, terzo comma, della Costituzione prevede già la possibilità per le Regioni di negoziare con il governo «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia».
La scelta del referendum consultivo, non previsto nella Costituzione, rientra nella discrezionalità delle Regioni purché si svolga «nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione o stabiliti sulla base di essa».
È quindi già possibile per le Regioni chiedere maggiore autonomia su materie concorrenti tra Stato e Regioni.
Se Maroni voleva da questo referendum una investitura popolare, mi sembra che abbia mancato l’obiettivo.
I dati.
In Lombardia alle regionali 2013 gli elettori erano 7,7 milioni. Prendendo in considerazione la somma dei voti ottenuti da Maroni e dal Movimento 5 stelle - i due schieramenti che hanno votato la legge per indire il referendum in Lombardia – si ottengono 3,2 milioni di voti pari al 41,9 degli elettori.

In questo referendum gli elettori sono 7,8 milioni. Il SI al referendum si avvicina al 2,9 milioni di voti pari al 36,5 degli elettori.
Non mi sembra che vi sia stato uno spostamento rafforzativo di Maroni rispetto al mandato che aveva ricevuto nella precedente elezione.
Quanto inutile è stato ciò.

Nei grafici i dati di Bussero


lunedì 5 dicembre 2016

mercoledì 26 ottobre 2016

PRESENTAZIONE COMITATO

Cittadini di Bussero per il NO nel referendum costituzionale, ieri sera presentazione del comitato e cena a sostegno

martedì 10 maggio 2016

LE 10 BUGIE


La Deforma della Costituzione: i 10 falsi
Ciucchi Pieraldo (Il Manifesto)

1. «Al referendum si vota per abolire il Senato».
Falso. Il Senato, seppur ridotto di poteri e per numero di senatori, continuerà a esistere, nello stesso Palazzo in cui si trova. Sembra ovvio, ma solo pochi giorni fa una tivù nazionale ha mostrato un cartello secondo il quale si sarebbe votato «per abolire il Senato». Lo stesso Renzi oggi a Firenze ha detto testualmente che «non esisteranno più i senatori», un’evidente falsità.

2. «Con la riforma si faranno le leggi più in fretta».
Falso. A parte le materie in cui il Senato mantiene funzione legislativa paritaria (“leggi bicamerali”), negli altri casi il Senato può proporre modifiche per una seconda lettura alla Camera e in molti casi la Camera, per approvare le leggi senza conformarsi al parere del Senato, deve poi riapprovarle a maggioranza assoluta dei suoi componenti (non basta quella dei presenti in aula). In tutto, sono una decina le diverse modalità possibili di approvazione di una legge. Il che porterà non solo a una serie di rimpalli, ma soprattutto a conflitti sulla tipologia a cui appartiene una proposta di legge, quindi sul suo iter.

3. «Il nuovo Senato abbatterà i costi della politica».
Parzialmente falso e di sicuro molto esagerato. I risparmi consistono nel fatto che i nuovi senatori (in quanto consiglieri regionali o sindaci) non saranno pagati per le loro funzioni senatoriali, ma avranno comunque le spese di trasferta a Roma dalle Regioni di provenienza e probabili forme di rimborso. Il personale di palazzo Madama che non resterà al Senato verrà trasferito. Si calcola ottimisticamente che il risparmio sulle spese oggi a carico di Palazzo Madama sarà di circa il 20 per cento rispetto alle spese attuali. Una riforma che avesse avuto come obiettivo il risparmio sui costi della politica avrebbe potuto dimezzare il numero complessivo dei parlamentari (315 deputati e 150 senatori, totale 450) ottenendo risparmi molto maggiori. Con questa riforma i parlamentari stipendiati restano infatti 630 (i deputati), più i rimborsi e le trasferte a Roma dei 100 senatori.

4. «Il nuovo Senato non sbilancia i contrappesi democratici».
Falso, se combinato con l’Italicum. La legge elettorale per la Camera (Italicum) assegna al partito vincente e al suo leader il controllo di 340 seggi. Data l’assenza di un’altra Camera con funzioni legislative altrettanto forti, ne consegue un accentramento di potere nelle mani dell’esecutivo e del premier. Inoltre nelle elezioni in seduta comune con i senatori (ad esempio per la scelta del Presidente della Repubblica e dei membri non togati del Csm) questo meccanismo consegna al premier un potere molto maggiore. La possibilità che il Quirinale diventi un’espressione più diretta della sola maggioranza rende a sua volta maggiori i poteri del premier anche nell’elezione dei giudici della Consulta: la maggioranza di governo ne esprimerebbe direttamente 3 (tramite la Camera) e altri 5 attraverso il Presidente della Repubblica (se questi fosse espressione della sola maggioranza), più altri 2 se la maggioranza al Senato è la stessa che c’è alla Camera. Quindi su 15 giudici della Consulta un numero tra 8 e 10 (su 15) rischia di essere scelto direttamente o indirettamente dalla maggioranza di governo.

5. «Con il nuovo Senato ci sarà più stabilità».
Potenzialmente falso. La maggiore stabilità c’è se al ballottaggio per la Camera vince lo stesso partito che ha già la maggioranza al Senato, il che non è scontato. Ad esempio, se nascesse domani, il Senato previsto dalla riforma Boschi sarebbe a grande maggioranza Pd (in quanto eletto dai consigli regionali quasi tutti Pd) ma se poi al ballottaggio per la Camera vincesse il Centrodestra o il M5S si creerebbe una conflittualità perenne tra Camera e Senato.

6. «Il nuovo Senato ricalca il modello tedesco».
Falso. In Germania i membri del Bundesrat sono vincolati al mandato ricevuto dai governi dei Länder di provenienza. In altre parole, devono votare come deciso dai loro Länder e così ne rispecchiano la volontà, ne sono espressione diretta: in modo da costituire un contrappeso federale e locale al potere centrale. Secondo la riforma Boschi, invece, i senatori non hanno alcun vincolo di mandato rispetto alla regione di provenienza, quindi non ne esprimono le volontà: sono solo espressioni dello loro appartenenze politico-partitiche.

7. «Il nuovo Senato aumenta la rappresentanza locale quindi il federalismo»
Falso. Al contrario, la riforma Boschi toglie alle regioni molti margini legislativi e ne riduce autonomia (salvo le Regioni a Statuto speciale). L’ambiguità del testo e il rimando a leggi ordinarie aumenterà inoltre il contenzioso tra Stato e Regioni.

8. «La Costituzione è uguale da 70 anni, basta!».
Falso. Dal 1948 a oggi la Costituzione è già stata modificata diverse volte anche su questioni importanti: dall’istituzione delle Regioni al pareggio di bilancio, dal Titolo V sulla struttura dello Stato fino all’abolizione completa della pena di morte. Si può discutere se una modifica è o è stata un miglioramento, ma è difficile sostenere che la Costituzione italiana sia inerte e uguale a se stessa da 70 anni.

9. «Se vincono i no Renzi si dimette e sarà il caos».
Falso e ricattatorio. Non è costituzionalmente un referendum su Renzi: nessuno lo obbliga a dimettersi se vincono i no. Quello che sta facendo il premier è quindi un ricatto politico che distorce il voto su una cosa più importante di qualsiasi premier “pro tempore”, cioé la Costituzione. I premier passano, la Costituzione li trascende. In ogni caso, anche se Renzi si dimettesse, il presidente Mattarella potrebbe dare un altro incarico per terminare la legislatura, che del resto ha già avuto un altro governo con la stessa maggioranza prima che ci fosse quello di Renzi.

10. «Questo referendum è la scelta tra l’Italia che dice sì al futuro e l’Italia che sa dire solo no»
Falso. Questo referendum è solo la scelta tra chi ritiene che la riforma Boschi sia migliorativa della Carta attuale e chi ritiene che sia peggiorativa. La formuletta mediatica “Italia dei sì contro Italia dei no” è, di nuovo, svilente rispetto alla rilevanza della Costituzione, legge fondamentale del nostro vivere comune che non ha nulla a che fare con la narrazione renziana, con la presunta o reale modernità del premier. Allo stesso modo, questo referendum non ingabbia chi è contrario alla riforma Boschi tra quanti ritengono immodificabile e non migliorabile la Costituzione: semplicemente, chi vota no ritiene che queste modifiche non siano migliorative ma (nel loro complesso e fatto il bilancio) prevalentemente peggiorative.

venerdì 29 aprile 2016

RIPRENDIAMOCI IL VOTO

Firma per il No alla deforma della Costituzione e per la modifica della legge elettorale.
Cominciamo sabato 30 Aprile dalle 10 alle 12,30 in via Piave,
domenica 1 Maggio dalle 10 alle 12,30 in piazza Giovanni XXIII.
Si può anche firmare presso l'ufficio di segreteria in Comune.
Vi aspettiamo per la firma, la locandina sintetizza le ragioni.

lunedì 18 aprile 2016

REFERENDUM 17 APRILE

Bussero votanti 42,64%; 80% degli elettori votano SI.
I Cittadini di Bussero confermano il grande senso del valore della democrazia ben sopra la media nazionale.
Questo è un bene prezioso per tutti.
A nome di Sinistra per Bussero un GRAZIE a tutte e tutti.

giovedì 31 marzo 2016

VOTARE SI IL 17 APRILE

UNA RAGIONE IN PIÙ PER VOTARE SI 
AL REFERENDUM DEL 17 APRILE
L’intero operato del governo appare chiaramente teso ad avvantaggiare i petrolieri.
La ex ministra Guidi che si dimette perchè coinvolta nell'emendamento a favore della Total.
Il depotenziamento senza precedenti dei fondi per le energie alternative.
Lo sfrontato tentativo di sabotare il referendum sulle trivellazioni.

venerdì 25 marzo 2016

VOTA SI - STOP TRIVELLE


Passiamo parola condividete
Pubblicato da Antonio Galbiati su Venerdì 25 marzo 2016

martedì 13 settembre 2011

FIRMA IL REFERENDUM ELETTORALE

Care e cari
Sinistra per Bussero organizza la raccolta di firme per il referendum abrogativo della legge elettorale con liste bloccate, il così detto "Porcellum", che non permette agli elettori di scegliere il candidato da votare.
Il referendum è promosso dal Comitato referendario per i collegi uninominali, vedi sito

Saremo presenti per la raccolta delle firme
GIOVEDÌ 15 AL MATTINO PRESSO IL MERCATO
VENERDÌ 16 DALLE 17 PRESSO LA STAZIONE M.M
SABATO 17 DALLE 10 PRESSO LA COOP
DOMENICA 18 DALLE 10 DAVANTI AL CIRCOLO

Questo referendum è funzionale per rifar partire la democrazia con una nuova legge per un Parlamento nuovo.
Ri-eleggiamo il Parlamento contro il Parlamento dei nominati.

venerdì 17 giugno 2011

REFERENDUM A BUSSERO


Quelli di Bussero

i cittadini e le cittadine”

Se mai ci fosse stato bisogno di una conferma, la conferma è arrivata, sotto forma di una tranquilla, ma straordinaria partecipazione ai Referendum del 12 e 13 giugno.

Primo Comune in Provincia di Milano (e Lombardia) con il 67,6% di votanti.

Questo paese, quindi, non è un paese come gli altri.

Nonostante tutti i tentativi di normalizzarlo, non sarà mai un paese “normale”.

Qui centinaia e centinaia di persone si muovono con gli altri e per gli altri.

In 38 anni di governo locale non c mai stata l’ombra di una irregolarità.

Sono sempre così vivi l’amore e il rispetto per la cosa pubblica e le istituzioni.

Un paese dove gli anziani sembrano più giovani dei giovani e i giovani “veri” si presentano in massa alle urne per prendere la parola.

Una cittadinanza con quattro compagnie teatrali e un alto numero di associazioni che, nonostante tutto, danno forma e qualità al volontariato.

Non è “normale”, ma è bello!!!

I Busseresi sanno che il terreno comune su cui poggiano i piedi è ben saldo, perché rinforzato da una fitta rete fatta di solidarietà, impegno quotidiano e passione.
Una rete aperta a cui ognuno può contribuire, anche solo con un voto.

Ringraziamoci, quindi, a vicenda, perchè una comunità che sa guardarsi dentro e poi muoversi unita è una comunità che non deve temere per il proprio futuro.