domenica 11 dicembre 2011

40 ANNI


40 ANNI FA
Sembra passata un’era da quel lontano 1971, estate/autunno, nel quale un numeroso gruppo di giovani decisero che parte della loro vita andava dedicata alla comunità di uomini e donne in cui vivevano, cioè il paese di Bussero, allora tremila anime scarse. Avevano i nomi che una volta si usavano, legati ai santi per lo più, Angelo, Fausto, Giovanni, Giuseppe, Enrico, Vitaliano, Massimo e altri, avevano alle spalle in gran parte la parrocchia, ma alcuni già frequentavano la città per studio o per lavoro. Fecero la scelta di stare “dalla parte degli ultimi”, evidentemente conquistati da quel profeta che era Don Milani e nel contempo sperimentando le nuove strade di una ricerca comunista eretica o socialista utopica. Furono velocemente seguiti da parte delle generazioni seguenti, soprattutto da un gruppo di giovani ragazze dallo spirito indipendente e immediatamente identificatesi con la ribellione femminista che allora esplodeva.
E fu politica a tutto campo, dai consigli comunali, ai doposcuola alla Cascina Gogna e in via Croce, alla scuola, all’ambientalismo, teatro, cultura, Il Manifesto, il Pdup e via via mille altre cose fino ai giorni nostri.
Ci voleva, ci vuole, amore per il nostro paese per fare tutto quello che s’è fatto, compresi gli errori, ci voleva grande spirito di apertura per fare tutti gli incontri che via via si sono succeduti, senza smettere mai d’incontrare, quasi fosse l’imperativo rimasto dalla domanda iniziale che li aveva mossi ad agire, a spendersi, a darsi.
Beh, questi splendidi ragazzi e ragazze di 40 anni fa, compresi quelli che non ci sono più, stanno ancora in circolo, utopisti erranti, critici sferzanti di loro stessi, mai soddisfatti e affamati di futuro, nonché desiderosi che possa essere radioso soprattutto per “gli ultimi”, quelli a cui in fondo sono sempre rimasti legati.
Buona continuazione del viaggio ragazzi e ancora uno sforzo per continuare a cercare di “modificare lo stato delle cose esistenti”.
uno di voi

IL GOVERNO MONTI


SACRIFICI TANTI, NESSUNA EQUITÀ

L'Italia è uno dei Paesi dell'Europa con il più alto debito pubblico rispetto al Prodotto Interno Lordo.
L'Italia è tra i Paesi europei con il più basso sviluppo negli ultimi 10 anni.
L'Italia è uno dei Paesi industrializzati con la maggiore disuguaglianza dei redditi, anche perchè il divario tra ricchi e poveri è andato ampliandosi negli ultimi decenni.
Il Governo Berlusconi ci ha lasciato questa eredità sempre negata.
La caduta del governo Berlusconi è avvenuta per una via "paraparlamentare", ma la sensazione è quella di un esito non improvvisato, ma spinto da più parti istituzionali ed economiche.
Il Governo di Mario Monti é nato sostenuto dalla quasi tutte le forze politiche. Una maggioranza parlamentare apparentemente ampia, di cui è importante sottolineare il carattere apparente date le contrapposizioni interne.
Per dichiarazione e discorso programmatico il governo Monti non è un governo a termine ma "ciò che si prefigge di fare è impostare il lavoro, mettere a punto gli strumenti che permettano ai governi che ci succederanno di proseguire un processo di cambiamento duraturo". Si candida cioè a introdurre provvedimenti con un preciso paradigma economico di impianto neoliberista che limiteranno fortemente l'autonomia è lo spazio di azione dei prossimi governi.
Non siamo iscritti d'ufficio al club degli oppositori a prescindere, attendiamo con rispetto e senza giudizi preventivamente negativi, ma nel discorso sulla fiducia non troviamo quella discontinuità necessaria nel merito rispetto al passato, vogliamo vedere come si concretizza la politica di sacrifici, rigore, equità sostenuti dalla retorica della "salvezza nazionale".
Una politica dei sacrifici di cui valuteremo la tanto indicata equità e che si inserisce in un corpo sociale non reduce da un ventennio di crescita delle retribuzioni ed innalzamento dei diritti ma anzi già segnato da un gigantesco trasferimento di risorse dai redditi da lavoro, dalle pensioni, verso la rendita e il profitto.


Il Governo Monti ha presentato la manovra, esprimiamo una profonda contrarietà a quanto emerso nei singoli provvedimenti. Si tratta di una manovra che colpisce sempre i soliti cittadini, già ampiamente penalizzati dalla crisi, mentre esenta le grandi ricchezze e, addirittura, favorisce i maggiori responsabili della crisi stessa. Siamo nettamente contrari alla stangata sulla prima casa, sia per la reintroduzione indiscriminata dell’Ici che per la rivalutazione delle rendite catastali. Intanto, non si introduce neppure una blanda tassazione sui patrimoni. Al contrario si aumenta l’IVA!
La cosiddetta riforma delle pensioni in realtà taglia da subito gli adeguamenti alla crescita del costo della vita, allunga ingiustamente l’età per tutti, non distinguendo tra i differenti tipi di lavoro. Non introduce nessuna misura che garantisca la pensione a chi oggi è giovane, spesso precario o disoccupato. Con una situazione in cui lavoratori ultracinquantenni stanno perdendo il lavoro e che dovranno aspettare troppi anni per raggiungere la pensione, con i tagli ulteriori alla spesa sociale si sta pianificando l'accorciamento dell'aspettativa di vita.
Tra le tante misure che non ci convincono ce n’è una che giudichiamo potenzialmente devastante. Si tratta della garanzia dello Stato per le passività bancarie, le banche possono essere garantite, mentre i cittadini devono tirare la cinghia.
Tutto ciò che aveva promesso Monti sul versante dei sacrificic’è, sull'equitàdavvero nulla.
Non c’è nulla su crescita, a parte l’ennesimo regalo alle imprese con la deduzione dell’Irap, nulla sul bonus per l’incentivo alle energie rinnovabili, nulla per rilanciare la competitività attraverso gli investimenti in innovazione e sviluppo, nulla si è fatto sull’asta delle frequenze, nulla sulla patrimoniale sulle ricchezze.
Sarebbe stato meglio un governo di scopo destinato a varare una robusta patrimoniale, ridurre le spese militari e introdurre una maggiore tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie, che in tempi brevi accompagnasse il Paese a nuove elezioni. La probabilità del realizzarsi di questi provvedimenti e della condizione elettorale è però fortemente dubbia. Sta a noi oggi la grande responsabilità di mantenere vivo il fuoco dell'alternativa e di una via diversa di uscita dalla crisi.

giovedì 8 dicembre 2011

LE PENSIONI SECONDO FORNERO


Questi professori dai modi così educati approfittano un po’ della fiducia delle persone per nascondere passaggi epocali sotto felpate e quasi ovvie parole.
La professoressa Fornero in un articolo apparso su ‘La Repubblica’ ci spiega ciò che intende come equità per quanto riguarda il sistema pensionistico. Dalle sue parole si deduce che non esiste più un sistema a ripartizione ma in realtà dobbiamo ragionare nei termini di una capitalizzazione individuale.
Ohibò!!! Qualcuno se ne è accorto?
Il sistema pensionistico pubblico è a ripartizione cioè i contributi che si pagano in un certo anno servono per pagare le pensioni vigenti nello stesso anno.
Se c’è un passivo dovrebbe essere coperto con un aumento dei contributi o dal bilancio dello stato, se c’è un attivo dovrebbe andare nel conto patrimoniale, cioè messo da parte.
Lasciamo qui perdere ogni nota considerazione su quanto rientra nelle casse dello stato sotto forma di imposte pagate dai pensionati, lasciamo anche perdere il fatto che alla fine dell’anno non c’è nessun accumulo reale dell’attivo e ciò che avanza viene usato per la spesa corrente, lasciamo, ancora, perdere il fatto che è il fondo dei lavoratori dipendenti e dei parasubordinati che finanzia gli altri.
Cioè lasciamo perdere le reali questioni fondamentali relative al futuro di una pensione pubblica, almeno questo è quello che ci propone il ministro.
Il ragionamento di Fornero è tutt’altro: ogni singolo lavoratore ha un rendimento dai contributi da lui versati e questo rendimento è determinato dal modo in cui si calcola il contributivo cioè in relazione al PIL.
Qui Fornero fa un salto logico improprio perchè il sistema di calcolo del contributivo è appunto un sistema di calcolo inserito in un sistema a ripartizione, e non un vero sistema a capitalizzazione individuale.
Fornero invece dà per scontato che siamo già in un sistema a capitalizzazione individuale in cui ognuno deve calcolare i suoi contributi e vedere se il rendimento che avrà è compatibile non con una pensione rapportata al reddito e sufficiente per vivere ma con un criterio (la capitalizzazione) che è un vero stravolgimento se rapportato al funzionamento reale dei conti previdenziali.
Con quel ragionamento siamo fuori dal sistema a ripartizione e siamo entrati in un sistema a capitalizzazione individuale almeno come base di analisi, nel senso che è vero che la rivalutazione viene fatta secondo un criterio che non è differenziato per linea di investimento e quindi vale per tutti, ma in questo modo si rende la pensione pubblica analoga a quella privata a capitalizzazione individuale effettiva.
Non è un ragionamento inventato lì per lì o magari un po’ casuale, ma è uno schema che il neo ministro segue da tempo. Su questa via si può pensare ad una sovrapposizione ed integrazione fra sistema pubblico e privato che, si può immaginare, porti ad una permeabilità dei due sistemi che in sostanza potrebbe voler dire far passare soldi pubblici al privato.
Siamo quindi ben oltre i tagli, siamo ad un passaggio da un sistema incentrato sul pubblico, caso mai con l’integrazione molto parziale di una pensione integrativa, ad una gestione di tipo privatistico di tutto il sistema previdenziale. Altro che sobrietà dei toni, qui siamo ben oltre i tagli.
Infine vorrei che qualcuno mi spiegasse un salto logico per me incomprensibile. Se Fornero dice che non farà altri tagli ma accelererà solamente la realizzazione di ciò che è già stato deciso dice che farà più velocemente quello che Berlusconi e Tremonti hanno già realizzato. Ora se quello che faceva Berlusconi era macelleria sociale non si capisce perchè le stesse cose fatte più velocemente in fondo possono essere accettate. Misteri della politica e anche, a volte, del sindacato.
G. P.

sabato 3 dicembre 2011

FORMIGONI SI DIMETTA

Tangenti: credibilità Regione azzerata 

di Chiara Cremonesi, Giulio Cavalli dal sito di SEL Lombardia

L'arresto del vicepresidente Nicoli Cristiani è l'ennesimo caso che si aggiunge all'elenco ormai insopportabilmente lungo di rilievi giudiziari riguardanti il Consiglio e la Regione.

Dai festini a luci rosse alla malasanità, dai rapporti con la ‘ndrangheta al traffico illecito di rifiuti, ce n'è davvero per tutti nel centrodestra lombardo, anche nelle posizioni istituzionali di maggior rilievo.

I filoni di indagine aperti sono molteplici e coinvolgono o in qualche modo riguardano consiglieri, assessori e dirigenti regionali di alto livello. E poi anche amici e parenti stretti.

Abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura. Ma da subito occorre rilevare il dato politico: Formigoni, la sua Giunta, la sua maggioranza e la loro azione di governo non hanno più alcuna credibilità, progressivamente minata e a questo punto frantumata da una sequenza di inchieste impressionante.

A breve, per esempio, Regione Lombardia dovrà legiferare sulle cave. Viene da chiedersi, a fronte di quanto sta emergendo, con quale legittimità possa farlo. E il discorso vale ugualmente per tutto il resto, dal piano casa ai provvedimenti nel settore socio-sanitario.

Non è più accettabile alcuna mediazione. Non ci si può accontentare della rinuncia a un ruolo. Perché in discussione ci sono l'onorabilità e l'attendibilità dell'istituzione tutta.

Le ombre sono ormai troppe e troppo dense. Formigoni, peraltro sostenuto da un'alleanza che a livello nazionale non esiste più, ne prenda atto. E la parola torni agli elettori.

martedì 29 novembre 2011

"ADDIO COMPAGNI"

MAGRI É MORTO. FONDÒ IL MANIFESTO

Lucio Magri è morto ieri, a 79 anni. Fu tra gli animatori del gruppo di dirigenti comunisti dissidenti che diede vita nel 1969 alla rivista del "manifesto" e due anni dopo al quotidiano  il manifesto


Politico lucido e colto come pochi, con un fortissimo fascino personale, ha lasciato un segno importante nella storia della sinistra italiana

giovedì 24 novembre 2011

UNITI NELLE DIVERSITÀ

UNITI NELLE DIVERSITA’
 Curzio Rusnati
 
Una comunità protagonista, questo era l’obiettivo dell’assemblea cittadina promossa da Sinistra per Bussero, venerdì 11 novembre 2011, alla ricerca di un nuovo percorso amministrativo.
La centralità delle persone, la qualità delle relazioni, l’ascolto, l’affidamento reciproco, al di là delle provenienze ed esperienze, sono gli elementi di una scommessa lanciata a questo paese.
Costruire luoghi, che non possono più essere segreterie dei partiti, dove riconoscersi, prendere la parola ed essere protagonisti alla pari.
Luoghi aperti dove non sia richiesta fedeltà a qualcuno o a qualcosa, ma solo equilibrio, responsabilità ed una buona dose di leggerezza, perché le persone vogliono divertirsi e stare bene anche quando fanno cose serie ed impegnative.
Luoghi orizzontali che fanno della concretezza e della praticabilità delle proposte l’elemento portante.
Luoghi che mettono al centro i beni comuni di Bussero: il territorio e la sua custodia, la socialità con l'attenzione alle persone e la partecipazione come strumento per l’espressione del corpo pubblico di questo paese.
Noi abbiamo solo fatto rotolare la prima palla di neve, speriamo diventi una valanga di idee, persone, sogni, proposte e invenzioni, che tutto travolge e, magari, travolga anche noi.

Fisseremo a breve il prossimo appuntamento operativo al quale ti aspettiamo

Bussero, novembre 2011


lunedì 21 novembre 2011

IL NUOVO GOVERNO

Assemblea Provinciale Milano di SEL 

Daniele Farina - Coordinatore SEL Provincia di Milano

Negli scorsi giorni abbiamo ascoltato il discorso di Mario Monti nel corso del dibattito sulla fiducia al Senato e alla Camera dei Deputati con il quale ha varato un governo di impegno nazionale sostenuto dalla quasi tutte le forze politiche ivi rappresentate. Una maggioranza parlamentare apparentemente bulgara. E di cui è importante sottolineare il carattere apparente.

La caduta del governo Berlusconi è avvenuta per una via che abbiamo definito "paraparlamentare", giusta la festa per l'evento. Giusta ma giustamente breve. Gli accadimenti non vanno, a mio avviso, letti come il precipitato di un tumultuoso accavallarsi di eventi, ma come una soluzione preparata nel tempo. Lungi da me voler accedere a teorie del complotto, alla Trilateral Commission, a consorterie del potere politico finanziario internazionale, su cui si è sviluppata in questi giorni ampia e non so quanto utile letteratura. Ma la sensazione è quella di un esito non improvvisato.


La metto così: nel 2006 io ho votato Giorgio Napolitano e mi sono chiesto in questi giorni se, con il senno del poi, lo avrei fatto. La risposta è sì. Tuttavia questa volta, forse, sarebbe stato meglio accompagnare la crisi del governo e della sua maggioranza verso un ormai scontato esito parlamentare e il paese a nuove elezioni, come Grecia e Spagna. Oppure delimitare il campo di un governo di scopo con alcune cose chiare. Non credo che la speculazione internazionale, se di questo tratta, si sarebbe comportata molto diversamente. Manca ovviamente la controprova.
Oggi ci troviamo invece in una situazione affatto diversa. Per dichiarazione e discorso programmatico il governo Monti non è un governo a termine ma "ciò che si prefigge di fare è impostare il lavoro, mettere a punto gli strumenti che permettano ai governi che ci succederanno di proseguire un processo di cambiamento duraturo". Si candida cioè a introdurre provvedimenti che limiteranno fortemente l'autonomia è lo spazio di azione dei prossimi governi. Un solo esempio perché è il più grave: legge costituzionale per introdurre il vincolo di bilancio in pareggio. Compito del Parlamento certo, ma primo punto del discorso di Monti. Dove sta il problema: sta nel fatto che la natura del suo programma e delle azioni annunciate sono tutte dentro il perimetro tracciato dalle istituzioni economiche sovranazionali. 39 paletti che Alfonso Gianni ha recentemente nominato con immagine forte come i 39 chiodi della nostra bara.
In questo caso tecnico deve intendersi come un preciso paradigma economico di impianto neoliberista. Mi ha fatto in proposito una certa impressione sentire parlare di politiche microeconomiche e di produttività dei fattori, un inequivoco vocabolario neoclassico e successive modificazioni.

SEL non è rappresentata nel Parlamento della Repubblica. Ha collocato la sua azione politica nella ricerca di una discontinuità con le politiche del precedente governo per un reale cambiamento del Paese. La Presidenza di SEL, ieri a Roma, ha apprezzato il cambiamento di stile del governo Monti, la perizia dei suoi componenti, ma non ha trovato nel discorso sulla fiducia quella discontinuità necessaria. Anzi. Di qui il termine delusione è stato utilizzato.
Certo, lotta all'evasione, all'illegalità e alle mafie, tassazione preferenziale per le donne. Attenzione ai giovani ma secondo un impianto di riforma combinata delle pensioni e degli ammortizzatori sociali che rischia di essere una concreta esperienza di quelle forme di cannibalismo generazionale di cui Monti è uno dei maggiori teorici. Non una parola sull'ambiente, il dissesto idrogeologico, per quella che per semplicità chiamiamo green economy, ma anzi nostalgia di nucleare, entusiasmo per la Tav, ammirazione architettonica per il ponte sullo stretto. Con il consenso delle parti sociali si supererà il mercato duale. Che tradotto temo significhi, nonostante le precipitose precisazioni del senatore Ichino, qualche benvenuta garanzia in più per i non garantiti, sottratta a quei super garantiti dei lavoratori dipendenti. Mario monti è un economista e infatti nella teoria dei giochi questa figura si chiama a somma zero.
Spostamento della contrattazione verso i luoghi di lavoro ovvero l'orazione funebre del contratto nazionale e così via fino ad un militare al Ministero della Difesa che non è proprio un bel biglietto da visita verso quella campagna e tensione per la riduzione delle spese militari che andiamo sostenendo. No ad un'imposta patrimoniale se non con una manovra sull'ICI che prevede anche la prima casa. Tante ombre poche luci.
Una politica dei sacrifici di cui valuteremo la tanto indicata equità e che si inserisce in un corpo sociale non reduce da un ventennio di tumultuosa dinamica salariale ed innalzamento dei diritti ma anzi già segnato da un gigantesco trasferimento di risorse dai redditi da lavoro, dalle pensioni, verso la rendita e il profitto. Ha ragione Berlusconi quando dice che il governo Monti hai iniziato bene, per noi assai meno.

Nonostante il pessimismo della ragione Sinistra Ecologia Libertà non è iscritta d'ufficio al club degli oppositori a prescindere. Sarebbe errore grave quello di chi, avendo capito tutto, si ritirasse in un Aventino ideologico. Nel prossimo periodo credo che verranno al pettine i nodi di quella retorica, quella sì fortemente ideologica, della "salvezza nazionale". Li saremo, nel Paese, ad indicare, con la concretezza della proposta, una diversa via di fuoriuscita dalla crisi.
Nell'entusiastico apporto al governo Monti anche il quadro politico appare scomposto, credo abbia ragione Vendola quando afferma che bisogna stare attenti a quelle "quaresime tecnocratiche che predispongono le resurrezioni populistiche". Ovvero a quella di Berlusconi. Il rischio è reale. E mi pare scandalosa la possibilità che chi ha largamente prodotto questo disastro abbia l'opportunità di non pagare il conto. E non è sano pensare che sono tutti d'accordo, compreso il Partito Democratico, nel far fare a Monti quello che avrebbero, dopo le elezioni, dovuto fare loro, noi. E' legittimo solo se, e torniamo all'inizio, si ritiene che la via di uscita dalla crisi si reperisce solo entro i 39 punti, chiodi, della lettera BCE.

La ricerca di un'alternativa politica non può essere disgiunta da quella per un diverso paradigma economico sociale, il famoso nuovo e diverso modello di sviluppo. Il quadro è scomposto e non é detto che non abbiano successo quei novelli alchimisti che cercano dentro questa inedita maggioranza parlamentare la pietra filosofale di nuove alleanze e soggetti elettorali diversi da quelli che abbiamo conosciuto e per i quali abbiamo lavorato. Ma non dovremo aspettare le prossime elezioni politiche generali, quanto prima possibile spero, già il turno di amministrative di primavera lancia segnali inquietanti. Con molti possibili laboratori di un nuovo patto fra Partito Democratico e centro ad escludendum delle altre forze della foto di Vasto. Le primarie sono sparite dal radar e il modello Milano rischia di essere il vincente ma esile esperimento di una notte di prima estate.
Per chi popola le regioni a nord del Paese è posto anche il tema aggiuntivo dello specifico posizionamento della Lega Nord, l'abbandono dell'ormai sfruttato tema federalista e la riapertura di un programma delle origini, vocalmente indipendentista, e verosimilmente del suo corredo politico primitivo.

Sinistra Ecologia Libertà ha indicato la possibilità di un governo di scopo destinato a varare una robusta patrimoniale, ridurre le spese militari e introdurre una maggiore tassazione delle rendite e delle transazioni finanziarie. Ma ha soprattutto indicato il carattere temporaneo del governo Monti e il suo dover in tempi brevi accompagnare il Paese a nuove elezioni. La probabilità del realizzarsi di quei provvedimenti e di quella condizione elettorale è però fortemente dubbia. Sta a noi oggi la grande responsabilità di mantenere vivo il fuoco dell'alternativa e di una via diversa di uscita dalla crisi.
Dobbiamo contribuire ad attrezzare questa comunità politica ad una navigazione che oggi rischia di essere a vista o addirittura notturna, fatto non semplice per una forza priva di risorse materiali e della strumentazione politica di una rappresentanza parlamentare.

venerdì 4 novembre 2011

IDEE PER BUSSERO

IDEE PER BUSSERO
ELEZIONE DEL SINDACO E CONSIGLIO COMUNALE

Elettrici, Elettori di Bussero
è ormai noto che il Sindaco ha rassegnato le dimissioni e che si voterà in primavera per eleggere il nuovo Consiglio comunale.

Le cause della crisi sono evidenti a tutti:
  • l'incapacità amministrativa e politica del Sindaco e della sua squadra nel realizzare il programma di mandato;
  • la loro mancanza di relazione e l'isolamento dalla società civile busserese;
  • un esasperato dirigismo camuffato da “nuova politica”.

Questi fatti, insieme al fallito accordo ribaltone con Progetto Bussero, hanno portato per la prima volta il comune di Bussero ad essere commissariato.

Bussero ha bisogno, ora più che mai, di persone capaci, affidabili, nuove e diverse, che sappiano rinnovare e valorizzare le peculiarità di questo paese e rispondere alla domanda di benessere dei cittadini con un programma realistico.

Per questo riteniamo che l'incontro tra persone sia prioritario agli accordi tra partiti o forze politiche.

Proponiamo quindi un luogo di incontro che abbiamo provvisoriamente denominato LABORATORIO PER LA RINASCITA DI BUSSERO nel quale ci sia un libero confronto di idee per un possibile programma di governo e conseguentemente una naturale comune individuazione delle persone preposte ad amministrare Bussero, adottando nelle scelte il criterio del coinvolgimento degli elettori con le primarie.

PER CONFRONTARCI SU QUESTI TEMI VI INVITIAMO A PARTECIPARE ALLA

ASSEMBLEA PUBBLICA
VENERDÌ 11 NOVEMBRE - ORE 20,45
VILLA RADAELLI - VIA MORO 2


Ci rivolgiamo a voi come donne e uomini di Sinistra per Bussero consapevoli che, coerentemente con quanto soprascritto, ci dovremo cimentare nella libera discussione in campo aperto senza anteporre l'appartenenza.
Ma dato che dal nulla nasce nulla, noi proponiamo un inizio, fiduciosi di incontrarvi per costruire insieme il futuro del nostro paese.
 

 

RIPRENDIAMOCI IL CAMPO

RIPRENDIAMOCI IL CAMPO

METTIAMO FUORI GIOCO CHI HA FALLITO!
SERVE UNA NUOVA POLITICA ECONOMICA PER LA CRESCITA E L'OCCUPAZIONE, NEL RISPETTO DEI DIRITTI E DELLA DIGNITÀ DELLE DONNE E DEGLI UOMINI.

RIDIAMO FUTURO AI GIOVANI,
FACCIAMO RIPARTIRE L'ITALIA.

MANIFESTAZIONE A MILANO
12 NOVEMBRE 2011 alle ore 14,30
DA PORTA VENEZIA A PIAZZA CASTELLO.



Il documento completo "Riprendiamoci il campo"



Il sito degli organizzatori www.riprendiamociilcampo.it